L’emancipazione femminile è la libertà di tutti: 3 storie che ce lo dimostrano

Aspettando il bellissimo Cosa dirà la Gente – al cinema dal 3 maggio – ripercorriamo 3 storie di donna che ci ricordano che l’emancipazione femminile è la strada per la libertà di tutti.

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In un mondo ideale una storia di emancipazione femminile non dovrebbe fare notizia. Non dovremmo stupirci se una ragazza si sente libera di esprimersi, non dovremmo lottare per l’uguaglianza di diritti, non dovremmo ammirare il coraggio di chi continua a combattere. In un mondo ideale, appunto.

La realtà purtroppo è un’altra e in questo scenario troppo spesso drammatico, il cinema può avere un ruolo importante nel sensibilizzare le persone sul tema della libertà e dei diritti delle donne. È il caso del film Cosa dirà la gente, un’intensa e coinvolgente storia di coraggio e indipendenza. Un poetico inno alla vita.

Aspettando di vederlo al cinema dal 3 maggio, ripercorriamo 3 storie di donna che ci ricordano che l’emancipazione femminile è la strada per la libertà di tutti.

Partiamo dalla regista del film Iram Haq, passaporto norvegese e sangue pachistano: attrice, sceneggiatrice e regista, di casa al Sundance e al festival di Toronto. Un’artista di successo, dallo sguardo profondo e delicato.

Con Cosa dirà la gente ha deciso di portare sul grande schermo quella che definisce come “la storia più personale alla quale io abbia mai lavorato. Ho aspettato di sentirmi pronta come regista e come persona per raccontare questa vicenda in modo equilibrato.” A 14 anni infatti Iram è stata rapita dai suoi genitori e costretta a vivere per un anno e mezzo in Pakistan, proprio come la sedicenne Nisha, protagonista del film. Ha deciso di trasporre questa storia sulla pellicola per liberarsi dall’ossessione per l’opinione della gente, sradicandola una volta per sempre e raccontando i difficili equilibri delle famiglie dove la cultura e la tradizione si scontrano con il desiderio di libertà delle generazioni più giovani.

Una scelta che ha molto a che fare con la libertà, che lei racconta così: “È’ una forma di libertà dire alle ragazze che vivono sotto uno stretto controllo sociale che, anche se è difficile, non dovrebbero mai lasciarsi intimidire dai bisogni e dai desideri degli altri.” Per affermarsi, e per renderci tutti più liberi.

Malala, l’istruzione per scardinare la paura

Una storia lontana che invece ci riguarda tutti, una ragazza straordinaria, un esempio di impegno che ha coinvolto (e non solo sconvolto) il mondo. Chi è Malala Yousafzai? Non basta dire che è la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace, o ricordare il suo discorso al Palazzo di Vetro dell’Onu. Non basta nemmeno citare i suoi libri, o la copertina del Time per capire il valore e la forza di questa ragazza di Mingora.

Prima di tutto questo c’è la sua voglia di conoscere, di sapere. Per i talebani che attentano alla sua vita mentre torna da scuola, a soli 12 anni, Malala “è il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”. Per il resto del mondo è una giovanissima blogger, che per la BBC racconta il regime dei fondamentalisti religiosi nel suo Pakistan.

Malala è prima di tutto una ragazza, con un coraggio stupefacente: “Tutto ciò che voglio è istruzione. E non ho paura di nessuno” dice.

Ricordandoci un diritto che non dovrebbe essere mai negato, né sottovalutato.

Waris Idrie, il corpo delle donne

Sono tante le vite di Waris Idrie. La sua è una storia di andate e di ritorni, che inizia in una tribù seminomade in Somalia, passa per la fuga da un destino di sposa-bambina a soli 13 anni, e arriva sulle passerelle di moda.

Potrebbe concludersi con un “semplice” lieto fine, con il successo da modella, con la bellezza che diventa un passaporto per la libertà: ma Waris decide di non voltare le spalle alla sua storia, e a quella di tante ragazze la cui vita – come la sua – è stata segnata dalla pratica barbara dell’infibulazione femminile.

Così, inizia a parlarne: la sua celebrità diventa megafono per le vittime di questa pratica. Con la sua fondazione e con l’impegno da ambasciatrice Onu, con i libri e infine con un film, tratto dalla sua autobiografia.

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Per aprire gli occhi su un’usanza che molti fingono di non conoscere, ma che non è affatto una tradizione caduta in disuso. Per raccontare il dolore e la mortificazione del corpo, che diventa anche mortificazione dell’anima e per impedire che succeda ancora.

Le storie a volte possono curare la società, velocizzarne il cambiamento. Per questo è importante scoprirle. Nei libri, sui giornali, e al cinema. Cosa dirà la Gente ti aspetta in sala dal 3 maggio, con la storia di Nisha, e con il suo anelito alla libertà.

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