Cos’hanno in comune Shining e Il Sacrificio del Cervo Sacro?

Da un lato il nuovo, sconvolgente film di Yorgos Lanthimos, Il Sacrificio del Cervo Sacro, ora al cinema. Dall’altro il capolavoro di angoscia e terrore di Stanley Kubrick, Shining. Un confronto tra due pellicole che attraverso l’orrore raccontano il lato oscuro della famiglia.

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Di Anton Giulio Onofri

Con Il Sacrificio del Cervo Sacro il regista greco Yorgos Lanthimos compie un passo più maturo rispetto ai suoi film precedenti, fortemente caratterizzati da quella crudeltà e quell’ironia grottesca che lo hanno imposto come uno dei più interessanti autori europei in grado di gestire un cast di star internazionali in titoli destinati a un pubblico esigente in fatto di qualità e spettacolarità. In questa rivisitazione dell’antico mito tragico di Ifigenia in chiave horror-psicologica, il regista di The Lobster alza il tiro e si confronta con un modello molto conosciuto e amato dal pubblico di più generazioni: Shining.

L’ORRORE SCORRE IN FAMIGLIA

Se nel suo celebre capolavoro ‘horror’ Stanley Kubrick era partito dall’omonimo romanzo di Stephen King per elaborare un discorso complesso e approfondito sulle nevrosi della famiglia, assente nella fonte letteraria, superando i confini di quella ‘serie B’ cui il genere cinematografico dell’horror tradizionalmente appartiene, Lanthimos compie un’operazione ancora più radicale: sceglie anche lui di smascherare i danni provocati dalle complicazioni psicologiche delle relazioni familiari, ma capovolge il consueto impianto dell’horror, scarta l’idea di qualsiasi ambito diverso e metaforico (dunque niente boschi né case infestate di spiriti, né l’America rurale e profonda, teatro di disagi e inquietudini sociali che sfociano in episodi di inaudita violenza) e rappresenta la famiglia benestante e all’apparenza normalissima di un cardiochirurgo di Cincinnati, Ohio, che al contatto con il Male si scompone pezzo per pezzo e sprofonda in una spirale di autodissoluzione.

il sacrificio del cervo sacro

PROSPETTIVE A CONFRONTO

Consapevole dell’entità drammatica dell’argomento de Il sacrificio del cervo sacro, Lanthimos non azzarda, non provoca, non fa l’eccentrico come nei film realizzati prima di questo, anzi ordisce la trama della sua regia ‘horror’ prendendo ancora spunto dallo Shining di Kubrick: la prospettiva centrale del corridoio dell’ospedale e la carrellata all’indietro che accompagna la sequenza introduttiva è parente strettissima delle pedalate di Danny lungo i corridoi dell’Overlook Hotel; ma tutte le carrellate e le lente zoomate, parenti strette dei movimenti di macchina di Kubrick, spingono fisicamente addosso a tutti i personaggi la massa pesante dei loro rispettivi destini, culminanti in un sacrificio finale che forse lava la colpa, ma non ne cancella il fardello morale.

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Appuntamento al cinema con il Sacrificio del Cervo Sacro, ora in sala.

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