Prima dell’alba di Richard Linklater torna al cinema per tre giorni: ecco altri 5 cult che l’hanno ispirato, ambientati tutti in una notte.
E così, Before Sunrise torna al cinema, a trent’anni dall’uscita. Film capolavoro di una trilogia capolavoro, non solo all’interno della tanto variegata filmografia di Richard Linklater – di cui Lucky Red ha distribuito giusto di recente Nouvelle Vague, magari lo trovate ancora in qualche sala – ma di una buona fetta di cinema. Perché anche chi (sbagliando) non ritenesse un film romantico degno di rientrare nel novero dei capolavori, Prima dell’alba di Richard Linklater non è solo né preminentemente un film romantico. Molte cose si possono dire della pellicola con protagonisti due giovanissimi Ethan Hawke e Julie Delpy, rispettivamente un americano e una francese che si incontrano su un treno da Budapest a Parigi, si parlano, si piacciono e al momento di doversi separare a Vienna, scelgono di passare un giorno e una notte assieme per innamorarsi, appunto, “prima dell’alba”.
Si potrebbe innanzitutto fare riferimento al suo profondo significato metanarrativo, la struggente e al contempo tragica storia vera accaduta a Richard Linklater, che nel 1989 conobbe una donna in un negozio di giocattoli, ci passò una notte a passeggiare e conversare, le disse che ci avrebbe fatto un film su quell’esperienza e mantenne per anni la speranza che lei potesse vederlo e che potessero ricongiungersi grazie al film stesso – proprio come succede nel secondo capitolo della trilogia uscito nel 2004. Ma Linklater, che aveva scritto il secondo Before Sunset continuando a serbare quella speranza, scoprirà solo nel 2010 che quella donna era morta in un incidente nel 1994, sei mesi prima dell’inizio riprese di Prima dell’alba.

Si potrebbe dire tutto questo, e infatti si è detto, perché nella sua tragicità dona tutto un ulteriore significato a quella magia del possibile, di far accadere ciò che non è accaduto, che è propria del cinema e doppiamente di Prima dell’alba: un film sulle infinite possibilità della vita, su come un singolo istante possa decidere del corso di un’intera esistenza, su come ogni decisione presa e non presa in ogni singolo momento possa deviare o non deviare la traiettoria del nostro destino. Eccolo! Il momento, l’istante… Prima dell’alba è innanzitutto un film sul tempo, e così tutta la cosiddetta Trilogia dei Before.
Lo è perché scandita dalle fasi del giorno e della notte: alba, tramonto, mezzanotte. Lo è perché è forse il film definitivo (forse anche più de L’attimo fuggente) sul carpe diem, cogli l’attimo! E lo è in quanto forma definitiva di ellissi temporale, essendo riuscita a racchiudere 18 anni di vita assieme in tre, e soltanto tre giornate distinte a distanza di nove anni ciascuna. E allora, visto che il tempo stringe per tutti e sarà meglio che lo passiate al cinema, a rivedere Prima dell’alba per questa tre giorni evento solo il 20-21-22 aprile, arriviamo al punto. Cinque grandi film che, come Prima dell’alba, sono ambientati tutti in una notte. Tutto in una notte per sentirsi vivi, per inseguire l’ignoto, per buttarsi in un turbinio di emozioni e abbandonarsi alla fatalità della vita. In ciascuno di questi film, la notte porta un significato molto diverso, ma ciò che accomuna tutti i protagonisti che seguiranno, è che nessuno di loro dimenticherà mai nella vita quella notte, che sembrò durare una vita intera.
Primo titolo di questa rassegna, molto più interconnessa di quanto possiate immaginare, American Graffiti è l’ultimo film di George Lucas prima di dedicarsi interamente al mondo di Guerre Stellari. E l’unico assieme a L’uomo che fuggì dal futuro, opera prima di fantascienza prodottagli dalla American Zoetrope di Coppola, a non essere un film di Star Wars. Tuttavia esisteva già la Lucasfilm, che insieme alla rinominata The Coppola Company – risultato della prima di una lunga serie di bancarotte della Zoetrope – produrrà questa teen dramedy dai risvolti vietati ai minori, che aveva nel cast fra gli altri tre giovanissimi Ron Howard, Richard Dreyfuss e Harrison Ford.

I primi due sono Steve e Curt, membri di un quartetto di amici di una modesta cittadina della California chiamata Modesto. È una calda notte d’estate dopo la fine della scuola e Steve e Curt si preparano a lasciare la città per il college. Ritrovatisi al tramonto nel parcheggio del Mel’s Drive-In per un’ultima avventura insieme, verranno risucchiati in una serie di scorribande molto meno spensierate di quanto le premesse possano far pensare, inseguendo prostitute e rischiando accuse di violenza e pederastia. Come sempre, alla radice di tutti i guai c’è una bionda misteriosa, oltre a una colonna sonora Anni ’50 che gira tutto il tempo sulla radio di “Lupo Solitario”. Un film che rappresenta la fine degli spensierati ’50 e l’inizio dei complessi ’60, metafora del passaggio fra l’innocenza e l’età per la prigione.
Francis Ford Coppola e la sua American Zoetrope hanno vissuto alti e bassi per tutto il corso della loro esistenza. L’ultimo basso proprio di recente con Megalopolis, ma la bancarotta più sonora arriva forse nel 1982 con Un sogno lungo un giorno, progetto kolossal e coraggiosissimo, forse scriteriato, che incassa solo 600 mila dollari a fronte di un budget di 26 milioni, portando Coppola a vendere i suoi stessi studios. Un sogno lungo un giorno era sicuramente un film uscito fuori tempo massimo; o forse troppo avanti per i suoi anni, “fuori orario”. Con un impianto da musical e un lavorio mastodontico sulla regia, la costruzione delle scenografie e il montaggio, sembrava un flop annunciato. Ma proprio per questo, tanto coraggioso come tutto il cinema di Coppola.

Anche qui dura tutto in una notte, in particolare durante i festeggiamenti del 4 luglio a Las Vegas. Hank e Frannie sono una coppia in crisi della classe medio-bassa, lui meccanico senza prospettive, lei sognatrice e agente di viaggi. È il loro quinto anniversario ma dopo l’ennesimo litigio, sembra che la relazione sia finita per sempre ed entrambi si fanno risucchiare da due avvenenti intrattenitori locali: lei da un pianista e cantante interpretato dal compianto Raúl Juliá, lui da una sensualissima artista circense con il volto di Nastassja Kinski. Un sogno lungo un giorno è, in un certo senso, la rappresentazione metanarrativa di questo filone: farsi coraggio e buttarsi in un’avventura destinata a finire, il più delle volte, nel peggiore dei modi, ma non meno indimenticabile.
Forse non lo sapevate, ma negli anni della New Hollywood c’era questo gruppo di amici e grandi cineasti chiamato The Movie Brats, che comprendeva: Francis Ford Coppola, George Lucas, Steven Spielbeg, Brian De Palma e Martin Scorsese. Dei primi due abbiamo già incontrato le scorribande, ma nel 1985 è il turno di Martin Scorsese con il suo After Hours, un film che racconta l’avventura di una notte a New York, vissuta dallo smidollato Paul Hackett (Griffin Dunne) a causa di una donna e di un libro. Ma come sempre, l’unico da biasimare per i suoi guai è lui e soltanto lui, annoiato programmatore di computer che va a ficcarsi in un turbinio di emozioni per il solo gusto di dare una botta di vita alla sua routine dalle 9 alle 5. Inizia tutto una sera, incalzato da un’allucinatoria Rosanna Arquette mentre legge Tropico del Cancro di Henry Miller.

Se dovessi spiegare a un alieno l’alienazione dell’uomo moderno, scegliendo un film solamente. Un solo film per descrivergli come il capitalismo ci abbia reso una banda di smidollati, terrorizzati dall’inseguire l’ignoto, calcolatori, circuiti informatici per neuroni e un cuore fuori orario, che ticchetta più all’impazzata di un tassametro. Un film per indicargli dov’è andata Alice nel Paese delle Meraviglie e Dorothy nel Mondo di Oz. Un film per mostrargli in quanti casini è disposto a ficcarsi, per cuccare, un uomo; e quanto sa diventare viscido, poi innocuo, ridicolo e frustrato, quando non ci riesce. Ecco, gli farei vedere After Hours di Martin Scorsese. Una sola notte da vivere e forse neanche vissuta, in una vita di morti dietro a tanti schermi illuminati.
Con protagonisti due elettrici Jeff Goldblum e Michelle Pfeiffer, Tutto in una notte di John Landis è un vero e proprio film gemello rispetto a quello di Scorsese, entrambi usciti nello stesso anno e con premesse fondamentalmente simili. Un ingegnere aerospaziale (Goldblum), insoddisfatto dalla vita e cornificato dalla moglie, si reca a Los Angeles su consiglio di un amico, nel mezzo dell’ennesima notte insonne. Lì, viene coinvolto dalla bellissima contrabbandiera Diana (Pfeiffer) in un furto di gioielli della corona che coinvolge sicari britannici, camei di registi e scagnozzi dello Scià di Persia e d’Iran.

In questo film a tratti comedy-action a tratti thriller John Landis, uno dei padri della commedia americana, gioca con il mezzo cinema e lo prende in giro assieme a tutta l’America di quegli anni, invischiata in putsch in giro per il mondo e annegata nella paranoia dell’era reaganiana. Tanto simile e pure tanto diverso da Scorsese, Tutto in una notte rappresenta il coronamento – fin dal titolo – di questo filone cinematografico. Ed è infatti, in un’ultima analisi, un film sul cinema stesso, come testimoniano i molti camei di registi presenti nel film: David Cronenberg, Jonathan Demme, Lawrence Kasdan, Carl Gottlieb, Don Siegel, Roger Vadim e lo stesso Landis nei panni di uno degli scagnozzi iraniani.
L’anno prima di Before Sunrise, Richard Linklater gira un film con cui prepara la sua personale interpretazione del “tutto in una notte”, ma che è debitore a tutti i titoli precedenti e in particolare ad American Graffiti. Con una colonna sonora d’epoca semplicemente incredibile, ambientato nel 1976 e tradotto in Italia come “La vita è un sogno”, Dazed and Confused racconta l’ultimo giorno di scuola di Mitch e Sabrina, due matricole del liceo che subiscono le vessazioni e i rituali d’iniziazione dei più anziani. Presi sotto l’ala di due ragazzi più grandi, vivranno una notte da adulti in giro per Austin, Texas.

Originario del Texas, Richard Linklater mette in questo film molto di quello che è stato, di ciò che era in quel momento e di chi sarebbe diventato. Mette la sua città natale, gli anni del liceo e la sua sconfinata cultura cinematografica. Mette il rito di passaggio in un coming-of-age che, come molti altri della sua filmografia, da Boyhood alla Trilogia dei Before, è essenzialmente una pellicola sul tempo che scorre. E nel frattempo, fa quel grande lavoro di scopritore d’attori che l’ha sempre contraddistinto come regista. In Dazed and Confused fanno la loro prima apparizione alcuni volti destinati a fare scuola: Milla Jovovich, Ben Affleck, Renée Zellweger e un Matthew McConaughey al suo primo “Alright, Alright, Alright” su schermo.
Nell’attesa di recuperare tutti questi cult, Prima dell’alba vi aspetta al cinema, già da oggi e per tre giorni solamente, il 20-21-22 aprile.