Guest Post
Intervista
“Willy il Coyote è un ottimista e un modello di vita”: l’intervista al cast di COYOTE vs ACME
Tempo di lettura schedule10 min

Il cast e il regista di COYOTE vs ACME raccontano le sfide produttive e distributive del film tenuto nascosto per anni e finalmente uscito al cinema.

Di Carlo Giuliano*

Era stato finito di girare, montare, post-produrre. Qualcuno ricorderà anche dei test screenings, le proiezioni speciali organizzate dalle grandi distribuzioni per farsi un’idea sul target dei film e sui possibili miglioramenti apportabili, dalle quali il pubblico ne usciva entusiasta. Niente da segnalare: COYOTE vs ACME era un film geniale, divertentissimo, che con il piglio di un legal drama riusciva a riportare la grande tradizione dei Looney Tunes e dei film in tecnica mista come Chi ha incastrato Roger Rabbit

All’epoca io avevo da poco iniziato a fare questo mestiere e ricordo di aver riportato con solerzia tutte le notizie che anticipavano il film, scritto e prodotto fra gli altri anche da James Gunn. Poi il nulla. Oggi, quattro anni dopo, l’ho finalmente visto in tutta quella decantata genialità. Perché per quattro anni non ce l’hanno voluto mostrare. Tanti ce ne sono voluti per tirarlo fuori da quel polveroso cassetto in cui era stato messo sotto chiave e trovargli finalmente una strada distributiva, raccolta in Italia da Lucky Red.

In questi quattro anni ne è successa di ogni, il film è stato praticamente salvato da un movimento dal basso portato avanti dai fan, che con la stessa testardaggine con cui Willy insegue Beep Beep si sono fatti sentire con proteste e raccolte firme. E se vi raccontiamo tutto questo retroscena distributivo, oltreché per i suoi contorni inediti, è perché non ha fatto altro che inverare e addirittura rafforzare, arricchire, il soggetto stesso da cui muoveva il film.

Willy si trova infatti dove l’abbiamo sempre lasciato, a un soffio dall’acciuffare Beep Beep subito prima che lo strumento ACME di turno – la nota corporazione fittizia all’interno del mondo Looney Tunes – gli esploda in faccia. Così Willy si scoccia, bussa alla porta di un avvocato di Albuquerque che ricorda tanto Saul Goodman e pretende di fare causa alla ACME, scoperchiando un complotto in atto da anni ai danni dei nostri amati cartoni. Riuscirà finalmente Willy a ottenere la sua rivincita e, già che c’è, acchiappare anche Beep Beep?

Inutile evidenziare i parallelismi fra ciò che succede ed è successo dentro e fuori lo schermo, per COYOTE vs ACME. Anche perché a metterli in luce, non senza una sana dose di ironia, sono stati lo stesso regista Dave Green e i protagonisti (umani) Will Forte e Lana Condor, che abbiamo intervistato nel corso di una lunga tavola rotonda.

Chuck Jones, l’inventore di Willy il Coyote, aveva delle regole molto stringenti sul personaggio, prima fra tutte il fatto che non potesse parlare. Qual è stata la parte più difficile nel costruire un film parlato con un protagonista muto?

Will Forte: Sicuramente era una sfida che riguardava innanzitutto me, Lana e tutti gli attori che erano chiamati a interfacciarsi con un personaggio che non solo non parla, ma non è neanche in scena mentre stai recitando. Un grandissimo aiuto ci arrivava già dallo script, contenente molte indicazioni non testuali su come dialogare con Willy. Ma anche il modo in cui Dave e il direttore della fotografia Brandon Trost sono riusciti a mettere in scena gli scambi fra noi e i personaggi animati, ti porta veramente a credere che ci fosse una comunicazione in diretta, senza l’artificio della post-produzione. Nessuno di noi aveva idea o può anche solo immaginare quanto sia complesso questo processo. Non si tratta solo di scrivere le battute dei personaggi e poi aggiungerli alle riprese, che è già complesso di per sé. Ogni porzione dell’inquadratura e della nostra posizione all’interno di essa doveva tenere conto della presenza dei cartoons, il modo in cui il sole li colpiva creando un’ombra nella stanza o mille altri fattori necessari a farli sembrare davvero lì, accanto a te nella stanza. Sai che questi personaggi non esistono, ma dopo aver visto il risultato potresti anche crederci. Te la bevi!

Quanto del merito va alla fase di pre-produzione e preparazione, rispetto alle integrazioni in post-produzione?

Dave Green: Alcuni dei personaggi come Willy e Beep Beep non hanno la parola, ma hanno una mimica incredibile. Il che ha reso fondamentale il lavoro degli illustratori e degli artisti che si sono occupati degli storyboard. Moltissima della riuscita del film si deve alla fase di concettualizzazione e spazializzazione di ogni sequenza, avvenuta ben prima che Will e Lana mettessero anche solo piede sul set. Il modo in cui poi li abbiamo aiutati in scena è stato grazie a una riproduzione a grandezza naturale di Willy, creato da un professionista di animatroni, che permettesse loro di orientarsi meglio all’interno del set. Ma l’ultimo sforzo per arrivare a meta è stato del cast. Senza quello, senza degli attori talentuosi capaci di farti credere che Willy sia davvero lì davanti a loro, non ci crederai mai. Qui si è verificata quella combinazione di tutti gli elementi indispensabili a ottenere la magia. 

Al fianco dell’intrattenimento, questo film non ha paura di inserire messaggi antimonopolistici, contro le grandi multinazionali incarnate da ACME. C’era la volontà esplicita di aggiungere l’elemento di critica sociale, come un Cavallo di Troia?

Lana Condor: Diciamo che se il pubblico si porterà a casa anche questo, avrà avuto la possibilità di riflettere oltreché di rimanere intrattenuto – cosa di cui sono certa – sarà una doppia vittoria. E io credo che stia proprio in questo l’intelligenza del film. È così imponente, così magnificamente girato, contiene tantissimi elementi che provengono dalla nostra infanzia e ci riportano a quando eravamo bambini. È rumoroso, pazzo, divertente. Ma allo stesso tempo c’era la volontà di infilare questo Cavallo di Troia, questa critica dall’interno sulle grandi corporazioni. Questa sensazione di star vedendo un film su una class action dei cartoni animati e pensare: “Nella realtà succedono le stesse cose”. Ma credo che la grande capacità del film stia proprio nel modo in cui ha unito queste due anime, senza che fossero in conflitto e senza voler fare la morale. In una stessa scena convivono livelli di lettura che possono parlare contemporaneamente ai bambini e agli adulti, ma sempre in modo molto sottile e scanzonato.

E da dove è nata l’idea per questa “sottotrama”?

Dave Green: Forse risulta così ben integrata, perché inserire la critica sociale all’interno di un film del genere è stato qualcosa di automatico. I Looney Tunes hanno sempre contenuto quell’elemento di critica sociale, molti dei personaggi sono nati proprio con quell’obiettivo satirico. In primis Willy il Coyote, che insegue Beep Beep all’infinito ed è portato a comprare strumenti difettosi dalla ACME ancora e ancora, spinto dalla promessa che prima o poi riuscirà effettivamente a prenderlo. Molti dei loro episodi erano evidenti metafore del mondo e l’America del tempo. Se li vedevi da bambino ti divertivano, ma con gli occhi di un adulto ti facevano riflettere. Pensando a Willy, è stato naturale partire dal soggetto di una grande multinazionale che prova a schiacciare l’underdog. 

Non è ironico alla luce di tutto quanto successo al film, prima che riuscisse a trovare una strada produttiva?

Will Forte: La cosa più inaspettata, anche per noi, è come quel messaggio di critica sociale potesse diventare profetico rispetto alla vita distributiva del film, una volta finito. La trama del film e quello che è successo con la Warner Bros. hanno fatto perfettamente il paio. Ma forse non si è trattato neanche di essere profetici. Vediamo il potere di queste grandi corporazioni, di qualunque cosa si occupino, crescere di anno in anno, a vista d’occhio, a un livello tale da non avere precedenti. Questo film ha finito per risuonare più attuale e rilevante oggi di quanto non fosse quattro anni fa, quando sarebbe stato già molto attuale e rilevante. Hanno solo finito per darci ragione, ancor più di quanto non ne avessimo già.

Quale direste sia stata la sfida più grande rappresentata dal film?

Dave Green: Tecnicamente parlando, il fatto di avere un protagonista non in carne ossa era sicuramente la sfida più grande ma anche la più stimolante. Ma ancor di più, il fatto di dovermi confrontare con un personaggio che amo così tanto e che portava con sé un’eredità così grande, un bagaglio di vicissitudini che in qualche modo dovevano trovare una risoluzione all’interno della rivincita che avevamo immaginato per lui. Non ci sarei riuscito se ogni singolo professionista che ha lavorato al film, dagli illustratori, agli scenografi, agli animatori fino ad arrivare a questo magnifico cast, non avesse voluto rendere eguale giustizia a quell’eredità. È stato uno sforzo collettivo e partecipato, in tutto e per tutto.

Vi ricordate una scena particolarmente difficile da girare?

Will Forte: C’è una scena in particolare, in cui io ho un confronto fisico con Willy e lui si mette a rimbalzare contro ogni angolo della stanza, fa una vera e propria baraonda. E quindi dovevo ricordarmi dove sarebbe stato in ogni istante della scena, immaginando di doverlo seguire con lo sguardo e reagire ai suoi movimenti anche se lui non era fisicamente lì. Quando giri le scene di combattimento hai sempre il beneficio di un dialogo fisico oltreché verbale, come in una danza. Qui non c’era, era come dover ballare da solo un ballo di coppia. All’inizio è molto difficile, chiedi di fare delle prove con una persona fisica davanti a te, ma con l’allenamento è diventato sempre più facile e divertente

Parlando proprio dell’eredità del personaggio, qual è per voi il nucleo psicologico di Willy il Coyote?

Dave Green: Suonerà strano, ma in qualche modo l’ho sempre visto come il personaggio più ottimista di tutti i Looney Tunes. Si sveglia ogni mattina con l’aspettativa di catturare Beep Beep, costruisce ogni giorno un piano diverso, ogni volta si convince che quella sarà la volta buona e ogni singola volta quella convinzione viene delusa. Eppure si sveglia il mattino dopo, ricominciando tutto da capo. C’è del profondo ottimismo in tutto questo, virtù come la passione, la persistenza, la resilienza. Vista dall’altro lato della medaglia, Willy il Coyote è un vero role model quando si tratta di filosofia di vita. Per me questa è la rappresentazione fondativa del personaggio, che lo rende di tale ispirazione. Oltre al fatto di essere un mago della commedia slapstick, anche se credo che quella sia per lui più una condanna che un talento. Preferirebbe non averlo.

E qual era il vostro rapporto personale con i Looney Tunes, dei personaggi con cui credo siate cresciuti tanto quanto me?

Will Forte: Io sono nato nel 1970 e i Looney Tunes hanno rappresentato una parte molto importante della mia vita per diversi anni. Ricordo che li guardavo sempre alla televisione il pomeriggio dopo essere tornato da scuola e nei weekend rimanevo lì a guardare gli episodi tutto il giorno. E non mi sono mai reso conto, se non molti anni dopo aver incominciato a fare il mio mestiere, di quanto avessero plasmato il mio stile di comicità. Semplicemente a un certo punto cresci, vai all’università, smetti di guardare i cartoni animati. Fare questo film, all’età di 52 anni, è stato come rincontrare dei vecchi amici per la prima volta dopo moltissimi anni. È stato come tornare bambino, cosa che spero succederà anche a voi.

COYOTE vs ACME vi aspetta al cinema.

 

*Nato a Roma nel 1999, critico cinematografico e creator passato per web, cartaceo, social media, televisione, radio e podcast. La prima esperienza a 15 anni come membro di giuria per la XII Edizione di Alice nella Città. Dal 2019 si forma presso il mensile cartaceo Scomodo, di cui coordina anche la rete distributiva in tutta Italia. Nel 2022 svolge un master in podcasting presso Chora Media, cicli di lezioni nei licei con il Museo MAXXI ed è il vincitore del Premio CAT per la critica cinematografica. Ha collaborato con le pagine del Goethe-Institut e del Sindacato Pensionati CGIL. Dal 2021 scrive stabilmente per CiakClub, di cui è Caporedattore e principale creator.
Potrebbe interessarti


Il Film

Dopo anni di rincorse, ostacoli e cadute nel vuoto, il Coyote è tornato, ma questa volta corre dietro alla Acme. Beep Beep per un attimo dovrà aspettare.
©2026 LUCKY RED S.r.l. tutti i diritti riservati
| Privacy Policy | Etica aziendale
Largo Italo Gemini, 1 00161 Roma T. 063759441 F. 0637352310 info@luckyred.it