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Close e i film che raccontano l’adolescenza e la scoperta di sé

Un’età difficile, fatta di scoperte e sfide, alla continua ricerca di sé e del proprio posto del mondo: l’adolescenza ha ispirato molti registi, che hanno scelto di raccontarla sul grande schermo. Proprio come Lukas Dhont con l’emozionante Close, dal 4 gennaio al Cinema.

L’adolescenza è un periodo di continue scoperte e sfide, durante il quale ci confrontiamo con nuove emozioni, che cerchiamo di definire. È anche per eccellenza la fase dell’incontro e dello scontro con la società, che passa per l’affermazione di sé. Per il regista belga Lukas Dhont, classe 1991, è «un’arena incredibilmente ricca e complessa, dalle molte sfaccettature, che io voglio svelare e mostrare». Lo ha fatto nel 2018 con l’acclamato film d’esordio Girl, torna a farlo dal 4 gennaio al Cinema con Close, vincitore del Gran Premio Speciale della Giuria a Cannes, candidato a Golden Globe e Oscar come miglior film straniero.

In questa occasione, rivediamo le pellicole che hanno saputo raccontare sul grande schermo questa età difficile e meravigliosa al tempo stesso, attraverso storie di crescita e personaggi indimenticabili.

Girl di Lucas Dhont, 2018

Iniziamo proprio dal sorprendente debutto di Lukas Dhont, che al Festival di Cannes 2018 conquistò la Caméra d’or per la miglior opera prima, il Fipresci, la Queer Palm, e il premio per la miglior interpretazione maschile nella sezione Un Certain Regard a Victor Polster.

Ispirato a una storia vera, racconta il percorso di Lara, che ha quindici anni e un sogno: diventare una ballerina professionista. Ci prova ogni giorno Lara, alla sbarra, in sala, davanti allo specchio, nascondendo al mondo il suo segreto. Lara vuole danzare come una ragazza ma è nata ragazzo e deve fare i conti con un corpo che non ama, trasfigurandolo attraverso la danza e trasformandolo con gli ormoni. Seguita da un padre amorevole e un’èquipe di medici che l’accompagnano psicologicamente nel passaggio di genere, insegue sulle punte il giorno dell’emancipazione da un corpo che odia fino a spezzarlo.

Tomboy di Céline sciamma, 2011

Un’altra delicata storia di crescita che affronta il tema dell’identificazione e del genere – stavolta alle soglie della pre-adolescenza – è quella firmata da Céline Sciamma nel 2011.

La protagonista di Tomboy è Laure, dieci anni, che insieme ai genitori e alla sorella Jeanne si trasferisce durante le vacanze estive. La mamma è incinta del terzo figlio (un maschio) e il padre è impegnato al lavoro. La bambina approfitta della distrazione degli adulti per prendere una decisione: nel nuovo ambiente si farà credere un maschio. È come Michael che farà le prime amicizie e, in particolare, attirerà l’attenzione di Lisa che finirà con l’innamorarsi del nuovo arrivato. Fino a quando potrà durare questa situazione?

Boyhood di richard linklater, 2014

Questa perla del Cinema indipendente racconta letteralmente una storia di crescita: girato dal 2002 al 2014, Boyhood segue infatti la vita di Mason dai 6 ai 19 anni, dalle elementari al college e l’evoluzione del suo rapporto con i genitori divorziati (interpretati da Ethan Hawke e Patricia Arquette, premiata con l’Oscar come miglior attrice non protagonista).

Presentato al Festival di Berlino, è valso a Linklater l’Orso d’argento per la miglior regia.

J’ai tué ma mère di xavier dolan, 2009

Il rapporto conflittuale tra il diciassettenne Hubert e sua madre è al centro del clamoroso debutto di Xavier Dolan, che appena ventenne scrive, dirige e interpreta J’ai tué ma mère, affiancato da Anne Dorval (che diventerà la sua attrice feticcio, collaborando con lui in altri quattro film).

Combattuto tra sentimenti di odio e amore verso la figura materna, il giovane protagonista affronta le esperienze e le sfide del percorso verso l’età adulta; mentre Dolan inizia a porre le basi di una poetica e di una scelta di temi che diventerà il suo tratto distintivo.

Lady Bird di Greta Gerwig, 2017

Pioggia di candidature, tre Golden Globe e immediato status di cult indie per il debutto alla regia solista dell’attrice e sceneggiatrice Greta Gerwig, che sceglie come protagonista di Lady Bird la formidabile Saoirse Ronan.

Christine rifiuta il nome che le è stato attribuito, e si fa chiamare Lady Bird. Odia Sacramento, dove non succede nulla, e sogna New York. Nella lotta per affermare le proprie scelte la asseconda il padre disoccupato, ma non la madre infermiera, preoccupata per il suo futuro.

La vita di Adele di Abdellatif Kechiche, 2013

L’educazione sentimentale della liceale Adele (Adéle Exarchopoulos), ispirata dal graphic novel Il blu è un colore caldo e portata sullo schermo da Abdellatif Kechiche sconvolge e conquista il Festival di Cannes, arrivando alla Palma d’Oro.

Adele è adolescente e non ha dubbi: le ragazze stanno coi ragazzi. La sua visione del mondo però inizia a vacillare il giorno in cui incontra Emma (Lèa Seydoux), una giovane donna dai capelli blu, che le farà scoprire il desiderio e le permetterà di realizzarsi come donna e come adulta. Sotto lo sguardo di chi la circonda, Adele cresce, cerca se stessa, si perde, si trova di nuovo…

Chiamami col tuo nome (2017) e Bones and all (2022) di Luca Guadagnino

Le pagine di André Aciman, la sceneggiatura del Premio Oscar James Ivory, la regia di Luca Guadagnino: sullo sfondo delle campagne del Cremasco negli anni Ottanta, prende vita un’altra educazione sentimentale: quella del diciassettenne Elio (Timothée Chalamet), segnata dall’incontro con il ventiquattrenne Oliver (Armie Hammer).

Guadagnino torna a dirigere Chalamet 5 anni dopo, per raccontare il primo amore – ma anche l’emarginazione e l’accettazione di sé – di una coppia di giovani cannibali in Bones and all: Leone d’argento per la Regia e Premio Marcello Mastroianni per la protagonista Taylor Russell.

è stata la mano di Dio di Paolo sorrentino, 2021

Il capolavoro autobiografico di Paolo Sorrentino è la storia di Fabietto, ragazzo nella tumultuosa Napoli degli anni Ottanta. Una vicenda costellata da gioie inattese, come l’arrivo della leggenda del calcio Diego Maradona, e una tragedia altrettanto inattesa.

La storia più personale del regista Premio Oscar è un racconto di destino e famiglia, sport e cinema, amore e perdita, guidata da un monito che è già entrato nell’immaginario comune: «non ti disunire».

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