Ghost, il cult romance con Patrick Swayze e Demi Moore, torna al cinema restaurato in 4K solo il 14 febbraio: ecco 10 curiosità sul film.
A San Valentino si va al cinema. Cioè, ogni giorno è buono in realtà, però a San Valentino è tradizione, preferibilmente in coppia. Ma a vedere cosa? Risposta: Ghost. Lo trovo al cinema? Sì, lo trovate al cinema, solo nel giorno di San Valentino, per giunta in versione restaurata in 4K. Un film che ha guadagnato il titolo di cult anche grazie al suo strabiliante successo, diventato fenomeno di massa.
La storia la conosciamo: lui ama lei, lei ama lui, ma lui muore in un affaraccio sporco di riciclaggio di denaro a Wall Street e continua a proteggere la sua amata anche dopo morto. Loro sono Sam e Molly, interpretati rispettivamente da Patrick Swayze e Demi Moore, riuniti grazie all’impensabile contributo di Whoopi Goldberg nei panni della sensitiva ciarlatana Oda Mae Brown. Il resto è storia, un film in cui l’amore travalica addirittura il confine tra vita e morte.
Ma il fascino di Ghost sta anche e soprattutto in tutto ciò che non sapete, in una storia produttiva in cui gli astri si allinearono contro ogni probabilità: l’improbabilità dell’amore. Questo è tutto ciò che (forse) non sapete su Ghost, riportato al cinema da Lucky Red in versione restaurata in 4K, solo il 14 febbraio. Cominciamo dall’inizio.
È quanto ci ha messo lo sceneggiatore Bruce Joel Rubin a farsi produrre il soggetto dalla Paramount: bussava alle porte degli studios dal 1984. Rubin ebbe l’idea per il film mentre assisteva a una rappresentazione dell’Amleto di Shakespeare. In particolare, la scena in cui il fantasma di Amleto appare al figlio chiedendogli di vendicarlo. Ma oltre a questo, la sceneggiatura vive di molte esperienze personali di Rubin: “Ditto” era quanto diceva a una sua fidanzata del liceo al posto di dire “Ti amo”, mentre il personaggio negativo di Carl Bruner (Tony Goldwin) prende il nome da un maestro delle elementari odiato da Rubin.
Ghost è il film preferito di Jerry Zucker all’interno della sua stessa filmografia, ma inizialmente era ben lontano dal realizzarlo. Bruce Joel Rubin aveva proposto nomi del calibro di Miloš Forman e Stanley Kubrick, mentre Zucker proveniva dalla commedia slapstick con Leslie Nielsen, avendo co-diretto L’aereo più pazzo del mondo e la serie da cui sarà tratto Una pallottola spuntata. Rubin non voleva assolutamente Zucker, ma si convinse dopo che una serie di 19 riscritture a quattro mani diede corpo alla sceneggiatura. Da qui la linea comica presente nel film, incarnata in particolare dal personaggio di Oda Mae Brown. Come ha detto Zucker: “Ghost è un ottovolante di emozioni: deve far paura, piangere e ridere”.
In un certo senso, Ghost trae molta ispirazione dal saggio La vita oltre la vita del Dr. Raymond Moody, in cui il noto medico e psicologo raccolse le testimonianze di un grande campione di persone che avevano sperimentato esperienze di pre-morte (NDE – Near-Death Experiences), cioè riportate in vita dopo uno stadio di morte cardiaca apparente. La maggioranza delle testimonianze concordavano su tre manifestazioni allucinatorie che vengono riprese dal film: il tunnel di luce bianca ad accogliere il defunto, una schiera di parenti e amici in attesa come si vede nella scena finale con Sam, ma anche all’opposto la presenza di ombre nere pronte a catturare le anime dei malvagi per traghettarle all’inferno.

Patrick Swayze considerava il ruolo di Sam il più difficile della sua carriera, principalmente perché dovette recitare come fosse un osservatore delle scene e non fisicamente presente. Tuttavia, come Rubin non voleva Zucker, Zucker non voleva Swayze. L’attore voleva gettarsi alle spalle film come Il duro del Road House per non rimanere bloccato in ruoli action per il resto della carriera, ma per Zucker era proprio quello il deal breaker: “Prima che Patrick ‘Road House’ Swayze ottenga questo ruolo, dovrete passare sul mio cadavere”, disse. Piuttosto che avere Swayze, si arrivò a chiedere a tutti gli attori in circolazione, ma per motivi diversi, tutti rifiutarono: Michael J. Fox, Jeff Bridges, Kevin Bacon, Alec Baldwin, Nicolas Cage, Kevin Costner, Tom Cruise, Johnny Depp, David Duchovny, Harrison Ford, Mel Gibson, Tom Hanks, Kevin Kline, Dennis Quaid, Mickey Rourke, John Travolta e persino Bruce Willis, all’epoca marito di Demi Moore. Alla fine, la passione di Swayze convinse Zucker che fosse giusto per la parte.
Come per Swayze, molte attrici furono prese in considerazione prima di Demi Moore per il ruolo di Molly: Kim Basinger, Geena Davis, Helen Hunt, Jennifer Jason Leigh, Andie MacDowell, Michelle Pfeiffer, Molly Ringwald, Meg Ryan, Mary Steenburgen, Kathleen Turner, Debra Winger, Julia Roberts e addirittura Madonna. Alla fine la parte andò a Moore e l’enorme successo del film le permise di diventare, negli anni successivi, l’attrice più pagata di Hollywood fino a quel momento. E pensare che non ha dovuto fare mezzo sorriso per guadagnarselo, o quasi. Zucker ha infatti dichiarato che “a Demi non piace sorridere” e che le strappò un accenno di sorriso solo chiedendoglielo appositamente nel finale del film. Fu talmente breve, che Zucker adottò un movimento di macchina più rapido così da poterlo rallentare in slow-motion in fase di montaggio e “far durare il sorriso un po’ più a lungo”. Ah, la magia dell’effetto speciale!

Almeno per una volta in questo maledetto film, Whoopi Goldberg salì a bordo proprio perché qualcuno la voleva. Dopo Rubin e Zucker e dopo Zucker e Swayze, quest’ultimo ruppe la catena di incertezze, dichiarando che non avrebbe accettato la parte se non avessero preso Whoopi Goldberg nel ruolo di Oda Mae Brown. Si era convinto fosse perfetta dopo averla vista in un one-woman show di Broadway, cioè uno spettacolo in cui una sola attrice regge tutta la narrazione. Inizialmente vennero prese in considerazione Oprah Winfrey e le cantanti Tina Turner e Patti LaBelle, ma retrospettivamente, Rubin considera ancora la Oda Mae di Whoopi Goldberg il personaggio migliore che abbia scritto. Il colmo? La scena in cui Oda Mae dà l’assegno in beneficenza, dicendo di non poter credere “di aver lasciato 4 milioni di dollari a una suora”. Due anni dopo, ne interpreterà una in Sister Act.
Avete presente quando un attore viene scambiato per un altro? Per qualche strano motivo, agli interpreti centro-sudamericani sembra succedere più spesso. Esempi come Michael Peña e Noel Gugliemi, che ha interpretato personaggi chiamati tutti “Hector” in almeno una dozzina di film – i famosi “messicani nei film” di cui riconosciamo il volto ma non conosciamo il nome – e in questo c’entra il problema dello stereotipo etnico da molti lamentato a Hollywood. È quanto ha raccontato l’attore Luis Guzmán, forse il più grande caratterista portoricano di Hollywood, dopo esser stato preso in considerazione per il ruolo del villain Willie Lopez. Per anni, molte persone lo fermavano per strada chiedendogli perché avesse ucciso Patrick Swayze – sì, la gente non sta bene – e lui rispondeva che si trattava del collega Rick Aviles. Successivamente, entrambi avrebbero recitato insieme nel film Carlito’s Way, del 1993.
Patrick Swayze la considerava “la cosa più sexy” che avesse mai fatto in una scena, ma come molti altri elementi di Ghost, anche la sequenza dell’argilla rischiava di non essere presente. Molly doveva essere originariamente una scultrice di granito – come il loft di Soho in cui il film è stato girato apparteneva alla scultrice Michele Oka Doner – ma Zucker pensò che l’argilla fosse più sensuale. Sia lui che l’attrice presero lezioni di ceramica per rendere la scena più credibile e parte di essa fu improvvisata. La canzone che ascoltiamo è Unchained Melody nella versione dei Righteous Brothers, che riguadagnò enorme notorietà dopo l’uscita del film. Ancora oggi, vengono nominate come una delle canzoni (e una delle scene) più famose di sempre in molte liste cinematografiche.
In fase di produzione, Ghost veniva considerato dalla Paramount come un film minore, anche perché nessuno dei protagonisti era ancora percepito un attore A-list. Del modesto budget da 20 milioni, gran parte venne speso in effetti visivi e la Paramount stimava un incasso fra i 100 e i 140 milioni di dollari. Con oltre mezzo miliardo al box-office, Ghost divenne il più grande incasso di quell’anno e il più grande di sempre dopo E.T. l’extra-terrestre e il primo Guerre stellari. Fu anche la videocassetta più noleggiata del 1991 e la più noleggiata in assoluto per la sezione Home Video di Paramount.
Il film vinse due Premi Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale a Bruce Joel Rubin e Miglior Attrice Non Protagonista a Whoopi Goldberg. Quest’ultima divenne anche la prima attrice di sempre a vincere, in coppia con l’Oscar, anche un BAFTA e un Golden Globe per lo stesso ruolo. E Ghost rimane uno dei pochi film di genere soprannaturale candidati a Best Picture agli Academy Awards. Insomma, fu un tale successo sotto ogni punto di vista, che lo studio pensò subito allo sviluppo di un sequel, ma questa possibilità ottenne il rifiuto di tutti: dello sceneggiatore, del regista, di Demi Moore, Patrick Swayze e Whoopi Goldberg. Dal momento che il sequel non avrebbe visto il contributo di nessuno di loro, il progetto venne accantonato.
Perché di Ghost ce n’è uno solo e vi aspetta al cinema restaurato in 4K solo il 14 febbraio.