A 35 dall’uscita, Terminator 2: Il giorno del giudizio torna al cinema dal 28 al 30 agosto. Per aprire di nuovo una finestra sul futuro, come ci ricorda l’approfondimento di Alessandro De Simone.
Sono passati 35 anni, o forse solo un minuto. Fatto sta che tutte le paure infuse in Terminator 2: il giorno del giudizio, stanno ancora tutte qui. Skynet è operativo già da tempo, la chiamiamo intelligenza artificiale, generata dalla stupidità naturalissima dell’essere umano, che per farsi insegnare qualcosa dalle macchine sta distruggendo il pianeta a colpi di data center che per essere refrigerati prosciugano laghi, fiumi e ghiacciai. Skynet siamo noi, e in fondo James Cameron lo ha sempre saputo, per questo il paradosso temporale che è alla base della saga di Terminator è solo un sotterfugio per aprire una finestra sul futuro, tempo in cui il regista canadese vive da sempre.
Terminator 2 arrivò in Italia il 1° gennaio del 1992, cinque mesi dopo l’uscita negli Stati Uniti (3 luglio 1991) con l’etichetta di film più costoso della storia del cinema e incassi stratosferici (519 milioni di dollari in tutto il mondo). Era un’epoca lontana, la promozione di un film si faceva con i trailer che passavano al cinema o in questa scatola quadrata chiamata televisore a tubo catodico. Ricordo ancora i servizi al telegiornale che parlavano dei rivoluzionari effetti speciali digitali del film, realizzati dalla Industrial Light & Magic di George Lucas. Era quello che oggi viene definito “film-evento”. Una volta li chiamavamo blockbuster, come una catena di videonoleggi che oggi non c’è più. Condivido un ricordo personale: lo andai a vedere proprio la sera del 1° gennaio al cinema Embassy di Roma. Anche questo non c’è più. Il tempo è passato, il futuro però è ancora lì, magari per merito di qualche Sarah Connor di cui non sappiamo l’esistenza che ha sventato numerose catastrofi come quella che il 29 agosto 1997 avrebbe sconvolto il mondo. Non è successo, ma è solo questione di tempo. Cameron lo sa, lo ha sempre saputo. Il regista di maggiore successo nella storia del cinema, che ha tre suoi film piazzati nei primi cinque posti del box office di sempre, ci sta sensibilizzando da oltre quarant’anni. Dovremmo ascoltarlo.
Sono le ossessioni di un uomo che ama profondamente il proprio pianeta. Ci ha messi in guardia sull’apocalisse nucleare, in ogni suo film fino a True Lies c’è un minaccioso ordigno di morte. Ci ha detto chiaramente che è necessario rispettare il proprio pianeta, la terra, il cielo, soprattutto l’acqua, gli abissi marini, che è andato a visitare personalmente, fino a toccare il fondo della Fossa delle Marianne a bordo di un sommergibile. Lui, il cinema fatto persona, è arrivato fino a 10.898 metri, per vedere con i propri occhi una meraviglia che poi è andato ricreare in una galassia lontana, su Pandora, spettacolare trilogia (per ora) sci-fi che è in realtà un manifesto ecologista.
T2: Judgement Day è, come quasi tutto quello che ha fatto questo meraviglioso cineasta, un film imprescindibile, un punto di svolta tecnologico e un’opera d’intrattenimento dal valore artistico elevatissimo. È il superpotere di James Cameron, unire a una narrazione in fondo molto classica, una struttura spettacolare “larger than life”, quella visione unica che lega con un filo invisibile Griffith, De Mille, David Lean e tutti quegli autori che vedono il set come un’amplificazione dello spazio, del tempo, della vita.
E come la vita, il grande cinema è fatto di particolari, inezie. Prendiamo l’inseguimento iniziale di Terminator 2. È una sequenza incredibilmente complessa. Ma ciò che la rende magnifica, perfetta, è una piccola cesura, quella quiete prima della tempesta quando John pensa di avere seminato il T-1000, salvo poi vedere il camion sfondare il parapetto del ponte per continuare la sua caccia. Due secondi, forse, che in sala montaggio saranno stati discussi, affinati, resi perfetti dopo ore di prove, discussioni, considerazioni. È quello che fanno i grandi registi, sapere che quel particolare cambia l’equilibrio di una scena madre. O magari di un film intero. Una macchina gigantesca guidata da un’essenzialità narrativa oggi impossibile, 137 minuti durante i quali succedono cose che per il ritmo contemporaneo, fatto di continue spiegazioni superflue, reiterazioni, dilatazioni, necessiterebbero un’intera stagione seriale. Qui no, l’azione muove la storia, si chiude un capitolo, si passa al successivo, fino all’inevitabile duello finale. T2 è action, sci-fi, western, dramma familiare, coming of age, un’orgia di generi che è essenza purissima di cinema e che ha creato icone entrate nell’immaginario collettivo.
Sarah Connor su tutte, più del Terminator di Arnold Schwarzenegger, personaggio indissolubilmente legato alla fisicità e alla maschera imperturbabile della star. Sarah no, lei ha superato quella barriera. Nel primo film era la donzella in difficoltà salvata dall’eroe senza macchia. Qui è figlia della madre guerriera Ripley di Aliens – Scontro finale, un personaggio costruito talmente bene che quando Lena Headley ne ha raccolto il testimone nell’assai sottovalutata serie The Sarah Connor Chronicles, ha mantenuto la sua potenza scenica. Un processo quasi bondiano, per certi versi, che rende immortale l’essenza di questa donna che è madre, vedova, terrorista e santa quasi vergine suo malgrado, all’interno di un affresco assai politico, che attacca apertamente le multinazionali senza scrupoli che pensano solo al profitto.

James Cameron non ha fiducia nell’umanità, ma ha fiducia nelle persone. Terminator 2: il giorno del giudizio ne è la prova. Basta un pugno di uomini e donne di buona volontà per salvare il mondo, anche a sua insaputa. Per questo rivedere quest’opera cinematografica in sala deve essere considerato un gesto di speranza in un momento storico in cui la follia ha preso il sopravvento. Guerre, genocidi, cambiamento climatico, correnti di pensiero che fanno pensare al Medio Evo come a un’epoca illuminata. Siamo davvero nei guai. Ma non tutto è perduto, forse. Se un cyborg riesce ad avere un cuore, a sacrificare sé stesso per salvare tutti, allora siamo ancora in tempo.
Il cinema di Cameron è una lunga storia di olocausti. Sarah Connor rinuncia alla sua vita per salvare suo figlio, il messia di un futuro devastato. Jack su quella porta non ci sarebbe potuto stare insieme a Rose, facciamocene una ragione, e Jake Sully rinuncia alla sua forma umana per abbracciare una cultura nuova, un popolo connesso fisicamente e spiritualmente con la natura in tutte le sue forme.
In quest’ottica, e in questi giorni, Terminator 2 assume un significato ancora più profondo. Quell’Intelligenza Artificiale che ci distruggerà è tra noi, impara da noi, ed essendo noi fallaci, inevitabilmente assorbirà la nostra parte peggiore. Non possiamo spegnerla, perché il progresso è inarrestabile, è come la vita, prima o poi trova una strada. Un seme può spaccare il cemento. Un server spaccherà tutto. Fino a quel giorno, andiamo al cinema, che ci ha insegnato e ci insegnerà sempre più cose di ChatGPT.
Hasta la vista, Baby.