Le Ereditiere: una delicata e sorprendente storia di donne

Dopo essere stato presentato al 68° Festival Internazionale di Berlino, conquistando l’Orso d’Argento per la Miglior Attrice (Ana Brun), il premio Alfred Bauer e il premio Fipresci della critica internazionale, Le Ereditiere di Marcelo Martinessi arriva in sala. Scopri con noi questa delicata e sorprendente storia al femminile.

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Un film che lascia il segno

Delicatezza e tenerezza ammirabili e sorprendenti: si è espresso così il «Corriere della Sera» per descrivere la pellicola di Martinessi.

La delicatezza e la tenerezza sono quelle trasmesse dalle due protagoniste, Chela (Ana Brun) e Chiquita (Margarita Irún), signore discendenti da famiglie agiate che convivono da oltre trent’anni. La storia si sviluppa proprio nel momento in cui inizia a frantumarsi la loro sicurezza economica e occorre fare i conti con l’amara realtà: i problemi economici le costringono a vendere i beni ereditati, Chiquita finisce in carcere con l’accusa di frode e Chela – dopo giornate di apatia esistenziale – si improvvisa tassista per anziane benestanti.

È in uno dei suoi viaggi in taxi che conosce Angy (Ana Ivanova), molto più giovane di lei, con cui stabilisce un rapporto speciale. Inizia così la sua personalissima e intima “rivoluzione”: un percorso di ricostruzione interiore che lascerà il segno nella trama del film e, allo stesso modo, negli spettatori.

 

Il primo lungometraggio di Martinessi

Nella storia de Le Ereditiere tutto quello che sembra una vita forzata diventa un orizzonte di nuove e improbabili possibilità. Racconta Martinessi: «Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, l’ho fatto guidato da una visione pessimistica sul futuro della mia società. Mi sembrava impossibile pensare a una via d’uscita. Poi però, come spesso accade, abbiamo imboccato una strada inaspettata. Sono state loro, le mie protagoniste, a mostrarmi una porta aperta e la possibilità di un nuovo inizio. È stata una sorpresa, una scoperta bellissima».

Regista e sceneggiatore paraguaiano, Martinessi ha visto i suoi cortometraggi proiettati in molti festival, e con l’ultimo, La voz perdida, centrato sulla tragica storia recente del Paraguay, si è aggiudicato il premio per il miglior cortometraggio nella sezione Orizzonti alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Per il suo primo lungometraggio ha scelto di ispirarsi al mondo femminile in cui è cresciuto. Ricorre, per esempio, un oggetto della sua infanzia: un vassoio di una zia – usato per trasportare oggetti personali come acqua, caffè, taccuino e rosario – che nel film diventa metafora della personalità della protagonista Chela, della sua forte contraddizione tra bisogno di confort e mania di controllo.

Universo femminile a tutto tondo

Le Ereditiere vanta un cast tutto al femminile: le interpreti sono state scelte per la loro naturalezza, per la capacità di mostrarsi anche nelle loro difficoltà e debolezze.

Il film ci mostra un universo femminile in cui gli uomini sono quasi completamente assenti: i riflettori sono tutti puntati sulle tre donne e sul loro mondo. Quello di Chela e Chiquita è chiuso, fatto di pochi luoghi simbolici (la casa, la prigione, l’automobile) ma quando le due iniziano a rapportarsi al mondo esterno i loro confini si allargano e le loro strade prendono nuove direzioni. Angy, invece, è il personaggio che parla di sé, delle sue storie, degli uomini che ha incontrato: è lei a spezzare l’inerzia, a innescare quel cambiamento affascinante e pericoloso allo tempo stesso che dà vitalità all’intera narrazione.

In poche parole, come la critica ha ribadito, Le Ereditiere è un film raffinato con attrici grandiose. Una storia “normale” eppure incredibile, che non lascia indifferenti. Non perderlo al cinema dal 18 ottobre.

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