Yellow Letters: il film Orso d’Oro ci ricorda di non abbassare mai la guardia
Di Alberto Crespi* Aziz e Derya sono una coppia di artisti. Lui è un drammaturgo e un professore universitario, lei un’attrice molto nota. Lavorano e vivono ad Ankara, capitale della Turchia. All’improvviso, a causa di uno spettacolo politicamente impegnato, vengono presi di mira dalle autorità. Ricevono entrambi delle “lettere gialle”, quelle con cui il governo di Erdogan comunica azioni legali nei confronti dei cittadini. Il loro spettacolo viene interrotto e Aziz perde il posto all’università, anche per aver incitato gli studenti a partecipare a una manifestazione contro il regime. Si trasferiscono con la figlia adolescente a Istanbul, dove vive l’anziana madre di lui. Aziz trova lavoro come tassista, Derya tenta con grande difficoltà di lavorare in televisione. La loro unione, sempre più sotto tiro da parte della “giustizia”, entra giocoforza in crisi. Dovessimo scegliere un’inquadratura chiave che spiega molto, se non tutto, di Yellow Letters opteremmo per la scena del processo, quando Aziz - professore e autore teatrale - viene condannato per “terrorismo” anche a causa di un video girato da un suo studente. Mentre viene pronunciata la sentenza Aziz alza lo sguardo e vede la scritta che campeggia sulla parete dietro il pulpito del giudice. La scritta è “IN…
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