Zlatan: da Ali a Ronaldo

In attesa di vedere Zlatan al cinema , in programma dall’11 novembre, impariamo a conoscere i valori e gli idoli di questo immenso campione a cui la vita ha riservato ben più di una prova.

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di Nicholas David Altea

Zlatan non ha mai nascosto di avere degli idoli e anzi, nel film diretto da Jens Sjörgen sono stelle che brillano e fanno parte della costellazione personale del calciatore. Modelli fondamentali che hanno rappresentato per lui l’emblema di chi ce l’ha fatta partendo dal basso, con la faccia schiacciata nella polvere, soffrendo e lavorando duramente, dentro e fuori dal campo.

Sono state le sue stelle polari da non perdere mai di vista, soprattutto quando il mare iniziava a farsi agitato. Su tutti c’è Muhammad Ali, leggenda incontrastata della boxe che ne ha delineato fortemente quella immane fiducia in se stesso, che diventerà sia scudo che spada per difendersi e combattere giorno dopo giorno soprusi e ingiustizie nel ghetto di Rosengård, il quartiere di Malmö dove viveva.

Essere sempre pronti alla sfida come legge di vita: guardia alta, schiena dritta, sempre in movimento e costantemente reattivo. Tutto questo diventerà parte del suo modo di stare in campo, perpetuamente lesto a difendere il pallone dentro al ring e gli affetti appena oltre le corde del quadrato.

“Vola come una farfalla, pungi come un’ape” sarà il suo mantra ripetuto all’infinito e preso in prestito al pugile statunitense. “Io ballerò. Ballerò e ballerò…” come disse lo stesso Ali a Foreman, prima del match di Kinshasa, nel 1974, valido per il titolo mondiale dei pesi massimi. E così fu. Lo stesso vale per Ibrahimović: quello che dice, fa.

Poi c’è il poster dell’attore e artista marziale Bruce Lee appeso in cameretta: crescerà così l’amore rigoroso per il taekwondo, riuscendolo a declinare e portarlo perfino su un campo da calcio. Nessuno lo ha mai fatto, di questo ne siamo certi.

Non si può però dimenticare il 9 dell’Ajax e del Milan: “Van Basten! È come Bruce Lee o Muhammad Ali, però nel calcio”, urlando in macchina con il papà Šefik quando apre il pacchetto delle figurine, sentendosi felice come il ragazzino più fortunato del mondo.

Più di tutti e tutto, però, resta impressa quella foto di Ibrahimović sdraiato sul letto della sua camera con indosso la divisa del Malmö e le calze di spugna. Un libro e una foto autografata da Luís Nazário de Lima, ovvero Ronaldo, il Fenomeno. Appeso al muro un poster del brasiliano al Tournoi de France 1997 con Paolo Maldini e Fabio Cannavaro che per fermarlo entrano tutti e due contemporaneamente in tackle scivolato.

Per Zlatan, Ronaldo è il giocatore più forte di sempre. Scarica i video dei suoi numeri sul computer e li impara ossessivamente a memoria per poi rifarli in partita. È la vera piacevole ossessione che lo stimola a migliorarsi. Ma quando la realtà supera la fantasia di un ragazzo, succede che il suo idolo se lo ritrova contro nel derby di Milano di un marzo soleggiato del 2007. Zlatan in nerazzurro e Ronaldo in rossonero: il primo lo guarda, lo scruta un po’ fiero e un po’ guardingo. Quasi non ci crede di poterlo affrontare così da vicino. Non è più in bassa definizione sul suo pc o appiattito al muro di una camera piena di sogni. Tutti e due segnano, ma è lo svedese a vincere il match 2-1. È tutto vero, Zlatan. Non è un sogno.

 

Nicholas David Altea è giornalista, social media manager, web editor e direttore artistico.
Scrive per Wired Italia e Rumore. È social media editor di entrambe le testate ed è responsabile dei contenuti del sito Rumoremag.com.

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