Meditando sull’evoluzione umana: David Cronenberg racconta Crimes Of The Future

A otto anni di distanza dall’ultimo film, David Cronenberg torna con un nuovo seducente e perturbante viaggio, destinato a diventare un cult. Scopriamo Crimes Of The Future, dal 24 agosto al Cinema, con le parole dell’inimitabile regista.

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Una sceneggiatura scritta nel 1998 con un’impronta fantascientifica, e rivelatasi, un quarto di secolo dopo, più rilevante e attuale che mai. Riferimenti a un percorso cinematografico che da sempre riflette sulla tecnologia connessa al corpo umano (a partire dalla protagonista di Rabid – Sete di sangue che si trasforma in un’insaziabile vampira dopo aver subito un innesto cutaneo, fino alle allucinazioni di Videodrome). Ma soprattutto una meditazione sull’evoluzione umana, e su come stiamo assumendo il controllo di questo processo manipolando l’ambiente che ci circonda.

Questo è Crimes Of The Future, il nuovo capolavoro di David Cronenberg, presentato al Festival di Cannes e in arrivo nelle sale italiane dal 24 agosto.

Un futuro non troppo lontano

David Cronenberg è tornato, per riflettere sull’umanità e sul corpo, spingendoci ancora una volta a guardare oltre. Lo fa trasportandoci in un futuro non troppo lontano dal nostro presente, in un mondo che si è trasformato in un ambiente sintetico, mutando la composizione biologica dei suoi abitanti.

È qui che Saul (Viggo Mortensen), un artista pronto a spingersi ogni oltre limite, ha trasformato la scoperta e l’asportazione dei suoi nuovi organi in performance d’avanguardia insieme alla sua partner Caprice (Léa Seydoux). A osservarli ossessivamente c’è una funzionaria del Registro Nazionale Organi (Timlin, interpretata da Kristen Stewart), ma anche un misterioso gruppo di ribelli, deciso a sfruttare la notorietà di Saul per diffondere il proprio messaggio.

«In questo punto critico della storia umana, ci si chiede: il corpo umano potrà evolversi per risolvere i problemi che abbiamo creato? Il corpo umano può sviluppare un processo per digerire la plastica e altri materiali artificiali non solo come parte di una soluzione alla crisi climatica, ma anche per crescere, prosperare e sopravvivere?»

Il corpo,la realtà e i crimini del futuro

Cronenberg è convinto che la condizione umana corrisponda al corpo umano (“Body is reality” è il titolo della performance di Saul); per questo decide di indagare su come il corpo stia cambiando, a causa di quello che stiamo facendo al pianeta, ma anche di quello che stiamo facendo a noi stessi con la tecnologia. Nasce così l’idea di un film che ha a che fare «con il modo in cui la società avrebbe reagito ai cambiamenti nel corpo umano che riteneva pericolosi e quindi da reprimere.» 

Crimini del futuro, dunque, che derivano da un’evoluzione imprevista e incontrollabile. «È l’evoluzione umana a preoccupare. È fuori controllo»: Cronenberg fa pronunciare queste eloquenti parole da Wippet, il collega di Timlin al Registro Nazionale Organi. Non a caso la loro entità governativa segreta fa parte dell’Unità Nuovo Buoncostume, che opera per fermare i nuovi crimini.

Una curiosità: Crimes of the future è un titolo caro al regista canadese, che lo aveva già scelto per una produzione underground a bassissimo budget nel 1970. Deriva da una scena del film Sult di Henning Carlsen del 1966: un poeta sconosciuto e derelitto vaga per la città, si ferma su un ponte e scarabocchia qualcosa su un blocco, che inquadrato in primo piano rivela proprio quelle parole.

la tecnologia come specchio

Quando il produttore Robert Lantos gli suggerisce di recuperare la sceneggiatura scritta nel 1998, il regista ritiene che il suo nucleo tecnologico di fantascienza sia ormai superato. Ma Lantos ha ragione, è invece più rilevante che mai: basti pensare alle microplastiche, ormai presenti in ogni essere umano.

Cronenberg si convince: «Non sono mai stato uno che crede nelle profezie, non penso che l’arte sia profetica, ma può capitare di anticipare alcune cose quasi per caso, specialmente quando scrivi qualcosa che riguarda la fantascienza. Era una storia ancora molto valida. Penso che le persone ora siano più consapevoli di temi come la tossicità dell’ambiente e di come stiamo distruggendo la terra; la stiamo certamente alterando, non c’è dubbio su questo.» Altrettanto attuale è il concetto di tecnologia come estensione del corpo e della volontà umana:

 «C’è stato un tempo in cui la gente pensava che la tecnologia fosse disumana, ma per me la tecnologia è sempre stata una cosa umana. Penso che di fatto sia un riflesso, è uno specchio che riflette ciò che siamo, le parti buone e quelle cattive, le parti distruttive e le parti umane emozionanti e creative.»

Partendo da questo assunto, nel film la tecnologia assume forme affascinanti e inquietanti allo stesso tempo: dal letto simile a un utero sospeso a mezz’aria, provvisto di un software per anticipare e regolare le esigenze corporee di Saul, alla sedia che gli permette di nutrirsi, passando per il modulo per le autopsie Sark, che Caprice utilizza “come un pennello” per tatuare gli organi e per estrarli dal corpo di Saul durante le performance.

Il loro design – che li rende simili alla carne e alle ossa – porta la firma di Carol Spier, la pluripremiata scenografa che ha collaborato a quasi tutti i film di Cronenberg, dando forma agli incubi immaginati dal regista, e creando le sue inconfondibili atmosfere.

«Riguarda i crimini commessi dal corpo umano contro sé stesso».

Ma in definitiva, di cosa parla Crimes Of The Future? A David Cronenberg bastano queste poche parole per descriverlo. Tra metafore e raffinate provocazioni, ogni spettatore potrà cercare molti e profondi significati, dal 24 agosto al Cinema.

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