La rabbia come carburante: più fischi Zlatan, e più si carica

Un carisma senza pari, capace di trasformare la rabbia in carburante, i fischi in energia. È una delle caratteristiche di Ibrahimović, emersa fin da giovanissimo. Come scopriamo nel film Zlatan, dall’11 novembre al Cinema.

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Di Nicholas David Altea

31 ottobre 2021: nelle interviste pre-match di Roma-Milan, a Zlatan Ibrahimović viene chiesto se quella partita può essere quella giusta per raggiungere il record di 400 gol nei campionati in cui ha giocato, pur con 50mila tifosi pronti a urlargli contro. La risposta è quasi scontata per chi conosce un poco lo svedese:

“Sì, bello, così mi carica. Così mi sento vivo. E speriamo che mi fischino, così mi sento più vivo.”

Detto fatto: la sua punizione dal vertice sinistro dell’area romanista è un siluro basso che si insacca in fondo alla rete, con Rui Patricio che riesce solo a seguirlo con lo sguardo. È il gol numero 400 che tutti aspettavano, il 150esimo in Serie A.

Il pubblico non lesina insulti di stampo razziale e il nostro apre le braccia come a dire “Ne voglio ancora, i vostri insulti sono la mia forza”. Ed è così. Sarà poi protagonista di tutte le successive azioni del Milan con un gol annullato, un rigore guadagnato e un assist nel secondo tempo per Leao, ma annullato anch’esso per fuorigioco.

Riavvolgiamo il nastro, e torniamo in Svezia, nei primi anni 90.

“Voi mi fate arrabbiare” è l’esclamazione del piccolo Zlatan, quando a scuola, solo perché un po’ più vivace degli altri, gli affiancano una maestra di sostegno. Ma lui non ne avrebbe nemmeno bisogno, è solamente il tipico bambino iperattivo e tendenzialmente scontroso, vuoi per l’età, vuoi per le insicurezze familiari che deve affrontare giorno dopo giorno sballottato da una casa all’altra dei genitori separati, in un sobborgo non proprio facile come Rosengård.

Il carattere del bambino è già formato, certo non è facile, e spesso gli porterà qualche problema evidente di comportamento, ma solo col tempo imparerà a canalizzare questa rabbia repressa e primitiva che gli ribolle dentro come lava in un vulcano pronto a eruttare.

Perché quando non la controlla, Zlatan è peggio del vulcano Eyjafjallajokull, quello che bloccò mezza Europa nel 2010 con le sue imperiose eruzioni, cancellando circa 100mila voli, compreso quello del Barcellona di Ibrahimović che dovette farsi quindici ore di pullman per arrivare a San Siro.

Tornando a Ibra, quando questa rabbia non la controlla può capitare di tutto. Se lo ricorda bene il compagno di primavera nel Malmö, in allenamento. Il difensore lo provoca, gli dice qualcosa e gli fa un’entrata non proprio gentile irridendolo. Lui non ci vede più e gli tira una testata che lo manda letteralmente all’ospedale. Qualche ora dopo lo stesso Ibra va all’ospedale per scusarsi della reazione.

Poi ci sono i tifosi dello Djurgården in un partita del massimo campionato svedese che urlano “Noi odiamo Zlatan, noi odiamo Zlatan!” e lui che si carica più di più prima, ripensando anche ai titoloni dei giornali che incensavano i difensori pronti a respingere i suoi attacchi. Umiliare quella squadra battendoli 4-0 non gli basta, vuole segnare e lo fa. E per assurdo, a fine match, diventa idolo anche dei ultras avversari. Cose che capitano.

Ma i fischi peggiori sono quelli dei propri tifosi, non c’è dubbio. Come accade dopo una partita tra Svezia e Olanda che vede Ibra protagonista di un fallo involontario su Van Der Vaart, suo compagno di squadra nell’Ajax. Il giocatore olandese, nonché capitano, afferma che era stato fatto di proposito, e all’interno della squadra dei lancieri si crea un vero e proprio caso. Scontri e musi duri nello spogliatoio alzano la temperatura, prima di un match che entrerà nella storia.

Ajax-Nac Breda vedrà Rafael Van Der Vaart in tribuna per infortunio e Ibrahimović in campo, subissato dai fischi di tutto lo stadio. Mino Raiola, il suo procuratore, glielo aveva anticipato: “Preparati a essere fischiato”. La riisposta? Puro stile Zlatan:

“Bene, sono il genere di cose che mi stimola, lo sai. Gliela farò vedere”

Di nuovo, detto fatto. In quella funambolica partita contro il NAC Breda, Zlatan Ibrahimović zittisce tutti con il gol del 5-1 dell’Ajax – il suo secondo quella giornata. Ne abbiamo già parlato: una rete da cineteca in cui salta mezza squadra dribblando tutti. Resta l’immagine dello sguardo quasi triste di Van Der Vaart in tribuna. Tutto lo stadio è ai suoi piedi… mentre la Juventus, invece, è già alla sua porta.

Quasi come un addio, quindi, quel gol. Il pubblico contro – anche quello di casa – diventa benzina purissima: perché Zlatan tutta la rabbia riesce a concentrarla solo e soltanto nel gioco del calcio, e quando lo fa non ce n’è per nessuno. D’altra parte lo ha sempre detto:

“Gioco meglio quando ho tanta rabbia in corpo”

Oggi come allora.

 

 

Nicholas David Altea è giornalista, social media manager, web editor e direttore artistico.
Scrive per Wired Italia e Rumore. È social media editor di entrambe le testate ed è responsabile dei contenuti del sito Rumoremag.com.

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